Awake surgery: lo operano al cervello mentre lui suona il clarinetto

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

E’ stato operato a un tumore cerebrale mentre era sveglio e suonava il suo strumento musicale preferito, il clarinetto. La vicenda risale a settembre ed è avvenuta proprio in Italia, all’ospedale S. Anna di Ferrara. Il paziente, mentre era sotto i ferri, è rimasto vigile e collaborativo come richiesto dall’équipe dei medici. Il reparto coinvolto è la Neurochirurgia diretta da Michele Alessandro Cavallo, già punto di riferimento nazionale per interventi in awake surgery, cioè con pazienti che nel pieno dell’operazione chirurgica restano svegli. In caso di tumori cerebrali l’obiettivo neurochirurgico è duplice: asportare quanta più massa possibile e ridurre al massimo i potenziali danni alle funzioni cerebrali causati dalla chirurgia. Esistono strumenti per monitorare le funzioni motorie, ma non le sensitive, e l’intervento avrebbe potuto essere eseguito in awake surgery con monitoraggio intra-operatorio della funzione motoria grazie alla registrazione dei ‘segnali elettrici’ da parte dei neurofisiologi. Il fatto che il paziente sia un musicista professionista ha costituito la base per tentare di presidiare, con esiti positivi, anche il sensitivo.

La pratica della awake surgery assume un’importanza cruciale in alcuni casi. Oltre al caso recente ferrarese, già nel 2011 l’hanno adottata i neurochirurghi dell’ospedale Bellaria di Bologna eseguendo una craniotomia con rimozione di un tumore cerebrale su di un malato cosciente. L’intervento, concluso con successo in cinque ore, è stato articolato in tre fasi: la prima, preparatoria, in anestesia generale; poi la rimozione del tumore con il paziente sveglio, durante la quale i medici hanno chiesto di eseguire semplici movimenti e di pronunciare qualche parola; infine, nella fase conclusiva il malato è stato addormentato nuovamente.

Si tratta di una tecnica che spesso spaventa, ma è fortemente efficace ed è particolarmente indicata in caso di gliomi di basso grado, per rimuovere lesioni localizzate in stretta vicinanza alla zona del linguaggio. I medici chiedono al paziente grande collaborazione e la procedura esige chiaramente un alto grado di stress non solo per lui ma anche per tutti i membri dell’equipe, neuro-psicologi e personale infermieristico, che entrano in sala operatoria. Proprio come avviene in tutte le puntate di Grey’s Anatomy, nel corso dell’operazione non vige il silenzio ma si conversa, spiegando al paziente come si procede in che modo, tanto da rasserenarlo. I vantaggi di essere operati da svegli sono stati provati e dimostrati dalla scienza. Nessun test diagnostico, infatti, può stabilire con precisione la funzione delle zone cerebrali su cui s’interviene e, se il malato è vigile, può contribuire a «guidare la mano del chirurgo». In pratica vengono eseguiti specifici test neuro psicologici per il linguaggio, chiedendo ad esempio i nomi di alcune cose o di riconoscere oggetti mostrati su disegni aiutando l’interessato a eliminare il tumore senza toccare quell’area del cervello predisposta a governare il linguaggio.

Oltre alla awake surgery c’è la sleep-awake-asleep, un vero e proprio dormi-veglia, prevede di addormentare il malato nella prima parte dell’operazione, quando si entra nel cranio, e di risvegliarlo al momento dell’intervento sul cervello in cui è necessario che risponda alle domande, per poi sedarlo nuovamente; la awake-asleep, che prevede di tenere la persona sempre sveglia.

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