L’ effetto nocebo esiste davvero? Pare di sì!

Mariachiara Manopulo

Mariachiara Manopulo

Bolognese di nascita e quasi romana d’adozione, mi sono laureata in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica, e specializzata prima con un Master in diritto parlamentare e valutazione delle politiche pubbliche e poi con un Master in Digital PR e Media Relations. Ho avuto diverse esperienze nel settore della comunicazione; dopo più di tre anni passati nell'ufficio stampa di un gruppo parlamentare alla Camera dei deputati, ora lavoro nell'ufficio Comunicazione e Marketing di Health Italia.
Mariachiara Manopulo

L’effetto nocebo esiste: come ha dimostrato uno studio realizzato dall’Imperial College di Londra e pubblicato recentemente su The Lancet, gli effetti collaterali dei farmaci si verificano soprattutto se i pazienti sono più informati.

Un placebo è una sostanza inerte o un trattamento medico senza alcuna proprietà terapeutica, mentre l’effetto placebo, o risposta placebo, è la conseguenza della sua somministrazione. Tale effetto consiste in un cambiamento organico o mentale collegato al significato simbolico attribuito a un evento o a un oggetto in ambito sanitario. Diversi studi dimostrano che l’effetto placebo può andare anche in direzione opposta: se il soggetto si aspetta l’incremento di un sintomo, questo può verificarsi realmente. In tal caso, si parla di effetto nocebo. E infatti, come ha dimostrato uno studio realizzato dall’Imperial College di Londra e pubblicato recentemente su The Lancet, gli effetti collaterali dei farmaci si verificano soprattutto se i pazienti sono più informati.

“Si tratta di un fenomeno conosciuto da molti anni”, ha commentato uno degli autori della ricerca, Peter Sever.  “Quando i pazienti vengono avvertiti di possibili effetti collaterali di un farmaco, sono molto più propensi a lamentarsi della loro comparsa. Se invece non vengono informati, le segnalazioni sono meno frequenti”. Non significa che le persone inventano i sintomi: possono provare un forte dolore reale proprio a causa dell’“effetto nocebo” e dell’aspettativa che i farmaci causino dei danni. Quello che dimostra la ricerca è infatti che è proprio l’aspettativa di un danno a causare dolore, piuttosto che i farmaci.

Lo studio è stato diviso in due fasi. In modo casuale, ricercatori hanno somministrato una statina per abbassare il colesterolo o un placebo a circa 10.000 partecipanti, tra Regno Unito, Irlanda e Scandinavia. Tutti avevano un’età compresa tra i 40 e i 79 anni, erano ipertesi e avevano almeno altri tre fattori di rischio per malattie cardiache. Per i successivi tre anni sono state registrate le lamentele espresse dai pazienti nei confronti dei quattro effetti collaterali più frequenti delle statine: dolori muscolari, disfunzione erettile, problemi di sonno e disfunzione cognitiva. Lamentele sulla disfuzione erettile e sui dolori muscolari sono state registrate sia tra i partecipanti che prendevano statine che in quelli a cui era stato somministrato un placebo. Chi era stato trattato con placebo si lamentava prevalentemente per i disturbi del sonno. Ma quando i medici hanno prescritto statine a tutti pazienti, chi conosceva il farmaco ha lamentato più spesso dolori muscolari rispetto a coloro che avevano deciso di non assumere quei farmaci per un periodo di circa due anni. E non si tratta di un fenomeno legato solo alle statine, può accadere con qualsiasi farmaco, ha precisato il team di ricerca.

All’inizio dell’esperimento, nessuno dei pazienti era in terapia con statine e l’anamnesi pregressa era negativa per attacchi cardiaci. Nel corso della prima fase, dal 1998 al 2002, i pazienti non sapevano cosa veniva dato loro, se statina o un placebo. Nella seconda parte, dal 2002 al 2005, ogni persona sapeva di prendere una statina. Ogni anno il 2% dei pazienti trattati con placebo e il 2,03% di quelli che assumevano statine hanno lamentato dolori muscolari, una differenza troppo piccola per escludere la possibilità che fosse dovuta al caso. Ma poi, durante la seconda parte dello studio, l’1.26% dei pazienti che assumevano statine ha riportato dolori muscolari rispetto all’1% del gruppo placebo, una differenza troppo grande per essere casuale.

La ricerca presenta alcuni limiti, come la scarsità di casi di compromissione cognitiva, che non ha permesso di valutare l’effetto della conoscenza del farmaco da parte dei pazienti sulle segnalazioni di questo effetto collaterale. Come ha commentato Ian Kronish, del Center for Behavioral Cardiovascular Health at Columbia University Medical Center di New York, “lo studio offre una visione chiara di come l’aspettativa di effetti collaterali possa rendere più probabile la loro percezione da parte dei pazienti. Nello specifico delle statine, non è emerso chiaramente se una convinzione pessimistica possa innescare una reazione biologica che determina dolori muscolari, o se induca le persone a colpevolizzare le statine quando insorgano algie muscolari provocate invece da altre cause”. “L’effetto nocebo non è innocuo”, si legge in un editoriale di accompagnamento scritto da Juan Pedro-Botet e Juan Rubies-Prat dell’Ospedale del Mar di Barcellona. “Può condurre i pazienti a non prendere regolarmente la medicina o a eliminarla definitivamente, con conseguente rialzo del rischio di attacchi cardiaci e cerebrali anche mortali. Per questo motivo i medici devono essere pienamente informati sul potenziale effetto ‘nocebo’ e discuterne con i pazienti”.

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