La pubalgia: quali sono le cause?

Alessandro Viganò

Osteopata. Ho studiato osteopatia 5 anni full time al TCIO di Milano.
Alleno da 5 anni pallacanestro a livello giovanile e senior nella mia città d'origine (Seregno).
Sono una persona molto intraprendente, mi piace scrivere articoli specialistici sia legati al mondo medico-sanitario sia legati allo sport.

Latest posts by Alessandro Viganò (see all)

La pubalgia è una infiammazione dolosa e fastidiosa. Sapete a cosa è dovuta?

Con pubalgia si intende una sindrome dolorosa caratterizzata da dolore in sede pubica e/o sulla faccia interna delle cosce.

Possiamo dividere le pubalgie in 2 grandi categorie:

  • la pubalgia traumatica
  • la pubalgia cronica

La pubalgia traumatica compare in seguito ad un trauma della sinfisi pubica, ma per fortuna un trauma diretto alla sinfisi è rarissimo. È più probabile, invece, che essa si manifesti per altri motivi. Una caduta sui piedi, per esempio, può comportare che le forze di contatto col suolo risultino asimmetriche, provocando così l’innalzarsi di una branca pubica più dell’altra e quindi un movimento a “forbice” del pube, coinvolgendo in modo non fisiologico i legamenti pubici. Oppure, ancora, si può verificare una eccessiva tensione dei muscoli adduttori, a causa di un movimento contrastato da opposizione sull’arto inferiore. Allo stesso modo cadute sul sedere o problematiche di scompenso tra osso sacro e coccige possono portare problematiche a livello pubico.

Nella patologia cronica, invece, possiamo ritrovare il pube adattato ad uno schema funzionale alterato. Il pube è il crocevia e il punto d’inserzione di potentissimi muscoli (grande retto dell’addome, obliqui e trasversi e tutti gli adduttori della cose forma e topografia anatomica nel pube vengono a scaricarsi le iperpressioni che provengono dalle catene muscolari ascendenti e discendenti.

Le cause più comuni che permettono l’instaurarsi della pubalgia possono essere:

  • la riduzione di mobilità del bacino o di un emi-bacino con riduzione di mobilità in senso opposto della sinfisi;
  • il conflitto tra adduttori potenti e addominali deboli, dove gli uni tirano in un senso e gli altri nel senso opposto, sino al manifestarsi della sofferenza sia nei muscoli che nei loro tendini, con possibili irradiazioni nelle zone vicine, tra cui lo scroto;
  • la disfunzione articolare dell’anca, ginocchio, caviglia/piede;
  • la riduzione della mobilità vertebrale con compensi adattavi all’osso sacro e al bacino;
  • i microtraumi ripetuti nel tempo specialmente in giovane età, intensamente e su terreni duri;
  • l’esagerazione della lordosi lombare;
  • le contratture antalgiche al quadricipite femorale/muscoli adduttori;
  • le aderenze cicatriziali nella zona pelvica o nelle regioni che la influenzano;
  • disfunzione viscerale degli organi sopra pubici.

E’ importante fare una diagnosi differenziale, anche tramite indagini strumentali e cliniche.

Ricercare le cause del problema consente all’osteopata di avere uno sguardo più ampio sui meccanismi del corpo senza concentrarsi sempre sul dolore.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *