La Pet Therapy, valido aiuto anche per la cura dei bimbi con disturbi alimentari

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

laureata in scienze politiche.
Dal 2001 iscritta all’ordine nazionale dei giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale” ha lavorato per 11 anni in Rai occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento.
Nicoletta Mele

Che la Pet Therapy, ovvero la terapia con gli animali attraverso l’interazione uomo e animale domestico, abbia degli effetti positivi per i pazienti con malattie mentali è ormai un dato di fatto e la conferma arriva anche dalla scienza: su 10 studi, 9 riportano benefici molto importanti.

Mutua Mba, all’inizio di quest’anno ha affrontato l’argomento riportando l’analisi di uno studio realizzato nel Regno Unito e pubblicato da BMC Psychiatry, dal quale è emerso che gli animali domestici da compagnia svolgono un ruolo attivo nel trattamento a lungo termine dei problemi di salute mentale dei loro proprietari.

La dottoressa Clotilde Trinchero, medico veterinario ed etologa, presidente dell’Associazione Assea Onlus, ha spiegato quali sono i benefici per la salute della terapia con la mediazione di animali domestici: TAA.

“Gli Interventi Assistiti da Animali sono l’insieme di programmi di Attività Assistita da Animali – AAA a scopo ludico e ricreativo – ha detto –  finalizzati al miglioramento della qualità della vita e costituiti da incontri e visite di animali da compagnia a persone in strutture di vario genere. Gli animali agiscono come elemento catalizzatore dei comportamenti, favoriscono una stabilità affettivo-emozionale, contribuiscono a sviluppare il senso di responsabilità e una corretta organizzazione comportamentale. Le Terapie effettuate con l’Ausilio di Animali – TAA – sono le attività terapeutiche vere e proprie, finalizzate a migliorare le condizioni di salute di un paziente mediante specifici esercizi. Integrano, rafforzano e coadiuvano le terapie normalmente effettuate per il tipo di patologia considerata. Possono essere impiegate con l’intento di migliorare alcune capacità mentali (memoria, pensiero induttivo), comportamentali (controllo dell’iperattività, rilassamento corporeo, acquisizioni di regole in pazienti psichiatrici), psicosociali (miglioramento delle capacità relazionali, di interazione), psicologici in tempo stretto (trattamento della fobia animale, miglioramento dell’autostima), rallentamento di alcune patologie cronico-degenerative (Alzheimer, sclerosi multipla), riabilitazione post trauma-cranico e ictus e prevenzione (diabete, malattie metaboliche, patologie cardiocircolatorie)”.

Negli ultimi anni la Pet Therapy è stata ufficialmente ed universalmente riconosciuta come terapia adiuvante, rendendo noti gli innumerevoli successi ottenuti sia in ambito ospedaliero che extraospedaliero, a partire dalle RSA come incentivazione della terapia e comunicazione, per arrivare agli ottimi risultati nei reparti pediatrici, al miglioramento della riabilitazione dei pazienti delle neuropsichiatria infantile (sempre più riconosciuta la valenza dell’ippoterapia in questo settore) ed infine ai risultati inequivocabili del quadro clinico dei pazienti ricoverati in terapia intensiva. E’ ormai su tutto il territorio nazionale con molta richiesta di interventi e arrivano risultati soddisfacenti anche per curare persone e bambini colpiti da altri disturbi come quelli alimentari. E’ il caso del reparto di neuropsichiatria infantile del Meyer di Firenze, dove la Pet Therapy è ormai entrata da anni e sui suoi benefici si stanno conducendo anche studi scientifici.  Uno riguarda proprio chi ha disturbi alimentari e l’ingresso dei cani nel reparto spegne la tensione e fa calmare i pazienti anoressici e bulimici.

Chi arriva al Meyer ha disturbi alimentari importanti e vengono seguiti in maniera accurata  per tutto il periodo del ricovero (durata fino a 60 giorni). Con i pazienti può rimanere per 24 ore un genitore o un parente.

Ci sono dei gesti significativi, come una carezza, un abbraccio, anche la sola presenza dell’animale che aiutano i medici a comunicare con i malati, prevalentemente femmine, e danno la possibilità di intraprendere colloqui psicologici o addirittura di fare terapie e infusioni endovenose.

“I cani sono di aiuto perché permettono di ridurre i sintomi — ha spiegato il primario della neuropsichiatria infantile del Meyer, Tiziana Pisano – E ci danno la possibilità di trovare una mediazione emotiva che ci apre un canale di comunicazione con gli adolescenti”.

I pazienti stabiliscono un feeling particolare con l’animale e si crea un rapporto di fiducia che permette agli operatori di seguire il malato, infatti uno degli obbiettivi della Pet Therapy è proprio quello di riuscire a fare breccia nella persona attraverso l’animale.

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