La malattia invisibile delle ‘star’. Lyme: cos’è e come si scopre?

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

La malattia di Lyme si trasmette con il morso di una zecca.

“In un viaggio all’estero ho contratto la malattia di Lyme e ho vissuto un calvario che non auguro a nessuno”. È questa la drammatica confessione di Vittoria Cabello, volto noto della televisione italiana tornata a lavoro, e dunque, sulle scene, dopo tre anni di assenza. Solo ora, col riaccendersi dei riflettori, l’artista ha raccontato la ragione di questa assenza dovuta a una patologia infettiva che negli Usa si diffonde più rapidamente dopo l’AIDS. Si tratta della malattia di Lyme, in Italia ancora poco conosciuta e che su base batterica, si può trasmettere col morso di una zecca. Negli Stati Uniti essa è chiamata la «malattia invisibile».

Molte infatti sono le star americane che tengono alta la bandiera di questa patologia affinché tutti ne conoscano i tratti fondamentali. Artisti di ogni età dunque promuovono l’importante battaglia di sensibilizzazione intorno a questo disturbo, e recentemente sono state Avril Lavigne, la modella Bella Hadid,  sua madre Yolanda e il fratellino Anwar. Ma, in passato, anche Richard Gere e Ben Stiller hanno rivelato di aver contratto quest’infezione.

“All’inizio – ha raccontato la Cabello – mi sentivo tremendamente stanca, poi la cosa è andata peggiorando, ma non si arrivava a una diagnosi. Ero fortemente debilitata, l’essere attaccata da un batterio così cattivo, obbliga al riposo assoluto. A malincuore ho dovuto staccare con tutto”. L’origine del nome della malattia risale alla cittadina di Lyme, nel Connecticut, dove negli anni ’70 si è registrata un’epidemia di questo male, manifestatasi con un misterioso aumento dei casi di artrite, soprattutto infantile. L’artrite cominciava con eritemi cutanei sul torace, addome, dorso e natiche, che si ingrandivano fino a raggiungere una dimensione variabile tra i 10 e i 50 cm, mal di testa e dolori articolari. La causa della malattia di Lyme è un batterio spiraliforme, la Borrelia burgdorferi, chiamata così in onore al suo scopritore, Willy Burgdorfer. Il batterio infesta le zecche, le quali possono trasmetterlo tanto all’uomo quanto agli animali. Le zone boscose e popolate da cervi sono le aree in cui è più facile contrarla.

Il primo sintomo della malattia di Lyme è un comune eritema cutaneo (noto come eritema cronico migrante, o ECM) di dimensioni davvero piccole. Nell’arco di pochi giorni, massimo di una settimana, la macchia si allarga fino a prendere la forma di un eritema circolare, triangolare o ovale che può avere le dimensioni di una moneta oppure può diffondersi su tutto il dorso. In molti casi, inoltre, per la scienza l’80%, l’eritema si presenta con altri sintomi più indicativi: febbre, mal di testa, rigidità del collo, dolori muscolari e spossatezza. Se non vengono curate in tempo, oltre metà delle vittime finiscono per accusare dolori e gonfiore alle articolazioni, che durano anche mesi. Il secondo stadio della malattia prevede complicanze neurologiche e dolori muscolari e ossei; sono possibili anche disturbi cardiaci che consistono in palpitazioni, blocco atrioventricolare e in alcuni casi può essere indispensabile uno stimolatore cardiaco. Fino al 20 per cento dei pazienti che non ricevono cure sviluppano l’artrite cronica che provoca difficoltà a camminare. Più raramente, la malattia può influire sul sistema nervoso causando meningite asettica, radicoloneuriti, infiammazione delle radici nervose cervicali, acufeni e paralisi di Bell. Nel terzo stadio della patologia un il 20% dei pazienti soffre di perdita di memoria e conseguente instabilità comportamentale. Per le donne in stato di gravidanza, poi, la malattia è più rischiosa perché l’infezione può essere trasmessa al feto aumentando in tal mondo il pericolo di aborto spontaneo.

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