INNOVAZIONE E RICERCA: IL POLICLINICO SANT’ORSOLA DI BOLOGNA È IL PRIMO CENTRO IN ITALIA PER LA NASCITA DI BAMBINI CON LA PROCREAZIONE ASSISTITA

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

Pensare di diventare per la prima volta genitori genera diverse emozioni e aspettative per il futuro. Si fantastica sul sesso, sulle somiglianze, sul nome.

Può capitare, però che questo desiderio non riesca a realizzarsi e se il bambino non arriva, la coppia, dopo essersi sottoposta a visite ed analisi che hanno accertato la causa di infertilità, può decidere di iniziare un trattamento presso un Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (pma).

Le tecniche mediche e di laboratorio utilizzate nel nostro Paese aiutano il processo di fecondazione, cioè il cammino che il gamete femminile, l’ovocita e il gamete maschile, lo spermatozoo, devono compiere dopo essersi incontrati e fusi all’interno del corpo della donna, prima che inizi la gravidanza.

Nel nostro Paese c’è un’eccellenza, il Centro di Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita del Policlinico Sant’Orsola di Bologna che ad oggi, risulta essere il primo in Italia, grazie al lavoro del professor Stefano Venturoli e della dottoressa Eleonora Porcu, con 3.185 bambini nati con la procreazione assistita. Risale al 1997 la nascita del primo bambino in Italia da ovocita congelato avvenuta proprio al Sant’Orsola.

Ma non solo. A distanza di dieci anni dal primo successo, nel 2007 al Sant’Orsola è nato un bambino da una donna che aveva congelato gli ovuli prima di diventare sterile a causa del cancro. Una nascita a cui ne sono seguite altre 4 in questi anni. Spesso le cure alle quali sono sottoposte le pazienti oncologiche possono portare ad una menopausa precoce. E proprio per consentire alle donne, colpite dal cancro, la possibilità di diventare mamme una volta superata la malattia, che l’attività del centro di infertilità e procreazione medicalmente assistita del Sant’Orsola di Bologna, ha avviato, da circa 15 anni, il congelamento degli ovociti prelevati da donne prima  dell’inizio delle chemio e radio terapie.

Tutti questi traguardi hanno permesso al Policlinico emiliano di diventare uno dei più importanti punti di riferimento al livello nazionale in grado di dare, in futuro, un notevole contributo alla ricerca.

Qualche giorno fa, in occasione dei 25 anni di attività del Centro di Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita del Sant’Orsola, si è svolto il convegno “Storie di fertilità”, al quale è intervenuta, con un video messaggio, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Mutua Basis Assistance, Società di Mutuo Soccorso che si contraddistingue nel panorama della Sanità Integrativa per Innovazione, Dinamismo e Qualità, ha voluto sapere di più e ha contattato la Direttrice del Centro e dell’Unità Operativa di Ginecologia del Policlinico Sant’Orsola di Bologna , la dottoressa Eleonara Porcu la quale ha spiegato che “Nel 1998 il nostro centro è stato il primo a registrare la nascita di un bimbo da due gameti congelati e nel 1999 il primo da ovocita congelato e spermatozoo prelevato direttamente dal testicolo, una tecnica particolarmente efficace in caso di grave aspermia. Il centro è stato inoltre quello che in Italia ha registrato la nascita da un embrione congelato da più tempo, ben 11 anni”.

Dottoressa Porcu, la vostra attività è rivolta anche a pazienti oncologiche le quali, a causa della neoplasia, sono sottoposte alla chemioterapia. Nei casi in cui è controindicato agire con la stimolazione ovarica preliminare al prelievo e al congelamento degli ovociti, cosa fate?

“In questi casi si procede con il prelievo e il successivo congelamento del tessuto ovarico. Il Policlinico di Sant’Orsola a livello nazionale è il centro ad aver eseguito finora il maggior numero di prelievi e congelamenti di tessuto ovarico, ben 484, più del triplo rispetto al secondo centro italiano.Questa metodica è potenzialmente utile non solo a fini riproduttivi. Il reimpianto del tessuto ovarico può servire anche soltanto per far regredire una menopausa troppo precoce causata dalle cure o, se effettuata in una paziente che si era ammalata prima dell’avvio dell’inizio dell’età puberale, ad innescarla. In questi casi il reimpianto può essere effettuato nelle ovaie o in loro prossimità (reimpianto ortotopico) o, in alternativa, nella sottocute dell’addome o dell’avambraccio (reimpianto eterotopico) mantenendo sempre la propria efficacia”.

Quali sono i vostri prossimi obiettivi?

“Fino ad oggi il Policlinico Sant’Orsola è il primo centro italiano ad aver eseguito il maggior numero di prelievi e congelamenti di tessuto ovarico, ma stiamo lavorando anche per la fecondazione assistita eterologa. Alla fine dello scorso anno abbiamo avviato l’attività e iniziato le visite per inserire in lista le coppie che ne hanno diritto questo ci ha consentito di individuare i primi due donatori maschi e nelle prossime settimane entreremo nel vivo dell’attività”.

 

Un lavoro iniziato 25 anni fa quello del Centro di Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita del Policlinico Sant’Orsola di Bologna che ha permesso a diverse coppie di coronare il sogno di diventare genitori.

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