Giornata mondiale della Prematurità, il mondo si colora di rosa per le nascite premature

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

Nel mondo, 1 bambino su 10 nasce prematuro. Il filo con appese piccole scarpe da neonato e il colore viola sono i simboli della World Prematurity Day – Giornata Mondiale della Prematurità – che si celebra in tutto il mondo il 17 novembre. Lo slogan “one baby in ten is born premature worldwide” è stato adattato e tradotto in 26 lingue.

L’evento è stato commemorato per la prima volta in Europa nel 2009 ed è sostenuto dalla European Foundation for the care of newborns infants (EFCNI Fondazione Europea per l’assistenza dei neonati), con altre Organizzazioni nazionali nel mondo.

L’obiettivo principale della “World Prematurity Day” è attirare l’attenzione sulla nascita prematura e la sua prevenzione.

Mutua Mba, società di mutuo soccorso leader in Italia nel panorama della Sanità Integrativa, in occasione di questo importante appuntamento, giunto alla VII edizione, vuole informare sulle iniziative di sensibilizzazione e di sostegno in caso di prematurità o patologia del neonato in Italia.

Di colore viola saranno illuminati monumenti, edifici e piazze di molte città italiane. A Prato il Castello dell’Imperatore si illuminerà di viola e l’Azienda USL Toscana Centro ha aderito alla giornata mondiale insieme alla Fondazione Ami, all’Associazione Piccino Picciò ed agli operatori di neonatologia e Pediatria dell’Ospedale di Prato, proponendo una iniziativa aperta ai cittadini, ai genitori ed ai nonni dei bambini nati prematuri sabato 18 novembre.

Anche il Comune di Modena illuminerà con la luce viola le Fontanelle di Piazza Roma; il comune di Formigine l’orologio della torre; il Comune di Castelfranco il Palazzo Comunale e il Comune di Savignano sul Panaro il Municipio.  E’ importante ricordare che il reparto di Neonatologia dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena è l’unico centro italiano di formazione nel metodo NIDCAP, (Neonatal Individualized Developmental Care and Assessment Program), il metodo più completo ed articolato per le cure individualizzate del neonato prematuro.

Sul nostro territorio nazionale sono presenti numerose associazioni, coordinate da Vivere Onlus, che si occupano di fornire informazioni e supporto ai genitori che hanno i propri figli ricoverati in seguito a parto prematuro o a patologie.

Quanti sono in Italia i nati prematuri e cosa si sta facendo per garantire ai piccoli un’assistenza migliore?

Secondo gli ultimi dati Cedap/Istat in Italia sono stati circa 32 mila i neonati pretermine, il 6,7% dei 474mila nati.

Per neonati prematuri si intende i piccoli nati prima della 37ª settimana di età gestazionale, che non hanno maturato completamente gli organi e gli apparati  e non sono in grado di adattarsi alla vita al di fuori il grembo materno. Stando ai dati, i neonati, chiamati molto pretermine o estremamente pretermine, venuti alla luce sotto le 28 o 32 settimane, circa lo 0,9%, risultano i più problematici.

Dagli anni ’50 ad oggi, la ricerca scientifica è stata in grado di individuare delle terapie sempre più efficaci, in grado di garantire una sopravvivenza sempre maggiore ai neonati prematuri e in particolare a quelli con peso alla nascita molto basso (Peso ≤ 1500 grammi) e a quelli con peso estremamente basso (Peso ≤ 1000 grammi). La percentuale di mortalità nei prematuri di peso inferiore a 1.500 grammi è passata così da oltre il 70% negli anni ’60 a meno del 15% circa negli anni 2000 e quella dei neonati di peso inferiore ai 1000 grammi è diminuita da oltre il 90% a meno del 30% nello stesso periodo. È necessario, comunque, tenere sempre alta l’attenzione nei confronti di questi neonati che presentano un aumentato rischio di sviluppare complicanze respiratorie, metaboliche, infettive e sequele neuromotorie, cognitive e sensoriali, soprattutto nei nati alle età gestazionali più basse (EG < 28 settimane).

Nei reparti di terapia intensiva neonatale sono sempre di più le cure finalizzate al ridurre al minimo il dolore, messe in atto per migliorare la qualità della vita dei prematuri.  Ad esempio, durante manovre dolorose, si mantiene il piccolo in braccio alla madre, e, se possibile, lo si fa attaccare al seno, oppure si somministrano delle soluzioni di glucosio per bocca, o si pratica la musicoterapia: cioè attraverso le incubatrici –  che oggi rispetto al passato sono più confortevoli –  si diffonde musica dolce o suoni che riproducono i rumori ovattati che li cullavano all’interno dell’utero. Nei centri più all’avanguardia è anche possibile riprodurre la voce registrata della mamma che, come dimostrato, aiuta i piccoli a mantenere regolare la frequenza cardiaca.

Secondo la Società Italiana di Neonatologia (Sin) i prematuri non sono tutti uguali e hanno bisogno di un’assistenza maggiore tanto è più bassa la loro età gestazionale, con delle cure mirate e personalizzate. E’ sempre più importante quindi fornire un’assistenza di alto livello attraverso l’impegno dei medici, dei genitori ed anche del sistema sanitario. Il primo passo è quello di riorganizzare la rete dei Punti Nascita nel nostro Paese favorendo l’aumento di quelli di grandi dimensioni in modo tale che si possa così aumentare e migliorare lo standard di sicurezza per le donne ed i neonati al momento della nascita.

E’ anche molto importante consentire l’ingresso dei genitori nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale 24/24 h. La Sin da sempre promuove la presenza dei genitori nelle Tin, soprattutto per i pretermine, perché contribuisce a creare un rapporto unico tra madre e figlio, oltre a favorire l’alimentazione con latte materno, lo sviluppo neurologico del neonato e consolidare il rapporto madre-figlio, ad esempio attraverso la pratica Kangaroo care. Questa tecnica che consiste nel mettere il neonato, nudo, sul seno della mamma o sul petto del papà, a diretto contatto con la pelle, ha diversi vantaggi, tra i quali quello di garantire la regolazione della temperatura e del respiro, di migliorare il livello di ossigenazione del bambino e ha inoltre un’influenza positiva sul suo sviluppo neurologico.

La promozione del latte materno nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale è un altro elemento importante da non sottovalutare tanto che, grazie alla collaborazione tra la Società Italiana di Neonatologia, il Tavolo tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell’allattamento al seno (TAS), operativo presso il Ministero della Salute, e l’associazione Vivere Onlus, è stato elaborato il documento “Promozione dell’uso del latte materno nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale (Tin) e accesso dei genitori ai reparti”.

Il documento raccomanda di favorire l’ingresso dei genitori nelle Tin,  – spiega le motivazioni giuridiche, le valutazioni umane e scientifiche –  con lo scopo di sensibilizzarli sui vantaggi che l’allattamento materno in quanto l’alimentazione con il latte materno è ancora più preziosa per i nati ad alto rischio ricoverati nelle unità di terapia neonatali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *