Eutanasia. L’“apertura” del Papa e la legge sul biotestamento ferma in Parlamento

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

“Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte”. Lo scrive il Papa in un messaggio inviato al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato presso l’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano il 16 e 17 novembre 2017. “Oggi – sottolinea il Pontefice – è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”.

Certo, le parole di Papa Francesco, decisive per un certo punto di vista e sconcertanti, ascoltando il giudizio dei più conservatori, non possono non richiamare due vicende importanti e recenti. La morte di dj Fabo deceduto in Svizzera dove si è sottoposto al suicidio assistito e la legge sul biotestamento ferma in Parlmento. Inoltre, una maggioranza schiacciante di italiani è favorevole alla possibilità di eutanasia assistita, per la precisione quasi tre su quattro, il 74%. Solo uno su dieci i contrari. Indecisi il 16%, una cifra bassa.

“È veramente una vergogna che nessuno dei parlamentari abbia il coraggio di mettere la faccia per una legge che è dedicata alle persone che soffrono”: queste sono state le ultime parole di Fabo che come ha scritto Marco Cappato “ha scelto di andarsene rispettando le regole di un paese che non è il suo”. L’ultima proposta di legge sul biotestamento in Italia è ferma in Senato da circa sei mesi e nonostante i numerosi appelli, compreso il più recente  sottoscritto da 70 sindaci, non sembra essere così vicino il raggiungimento di una vera e propria legge entro la fine della legislatura, ormai imminente. Tra le altre cose, la legge sul testamento biologico rende possibile indicare anticipatamente la volontà di accettare o meno terapie e trattamenti nel caso in cui non ci siano poi le condizioni di esprimere il proprio volere, a causa di malattie e altre condizioni invalidanti. La legge fino ad oggi è stata fortemente discussa dai parlamentari di orientamento cattolico che con l’intervento del Papa dovranno fare una appurata riflessione a riguardo. Francesco affonda le basi del suo pensiero a sessant’anni fa e chiama a suo sostegno un grande suo Predecessore, si tratta di Pio XII, e dice: “Moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito ‘proporzionalità delle cure’”.

Quindi, “non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire”. Papa Francesco è però andato oltre, specificando che evitare l’accanimento terapeutico equivale a “non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso”. In questo caso non si deve però fare confusione con l’eutanasia: “Che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte”. Papa Francesco riconosce comunque che nella pratica clinica, con pazienti che non si mantengono in vita autonomamente, le cose sono molto più complicate e che le valutazioni devono essere fatte caso per caso, tenendo in considerazione la volontà e le inclinazioni del paziente e i pareri dei medici.

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