Emicrania, si può curare col “cerchietto”

Mariachiara Manopulo

Mariachiara Manopulo

Bolognese di nascita e quasi romana d’adozione, mi sono laureata in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica, e specializzata prima con un Master in diritto parlamentare e valutazione delle politiche pubbliche e poi con un Master in Digital PR e Media Relations. Ho avuto diverse esperienze nel settore della comunicazione; dopo più di tre anni passati nell'ufficio stampa di un gruppo parlamentare alla Camera dei deputati, ora lavoro nell'ufficio Comunicazione e Marketing di Health Italia.
Mariachiara Manopulo

Per la cura dell’emicrania si può provare con il cerchietto Cefaly.

Una ricerca italiana ha dimostrato che si può curare l’emicrania con la neurostimolazione transcutanea che utilizza impulsi elettrici. Niente farmaci, quindi, ma un piccolo strumento, simile a un cerchietto, che se appoggiato sulla testa riesce a far passare il mal di testa e persino a prevenirne gli attacchi.

I risultati dello studio, coordinato dalla dottoressa Paola Di Fiore del Centro Cefalee dell’Ospedale San Carlo di Milano e diretto dal dottor Fabio Frediani sono stati pubblicati su ‘Neurological Sciences’.

I ricercatori hanno voluto indagare sull’efficacia del dispositivo ‘Cefaly½’: si chiama proprio così lo strumento che si applica sulla fronte da cui partono dei microimpulsi che stimolano il nervo trigemino, riducendo e prevenendo il mal di testa, come terapia di profilassi in pazienti con emicrania cronica e abuso di analgesici.

Come ha spiegato la dott.ssa Di Fiore, “gli endpoint primari erano la riduzione almeno del 50% dei giorni di emicrania al mese e del consumo di analgesicia. Tutti i pazienti sono stati istruiti all’utilizzo del dispositivo Cefaly½ tutti i giorni per 20 minuti al programma 2 specifico per il trattamento di profilassi. Il follow up è stato di 4 mesi. Sono stati inclusi 23 pazienti (18 donne) con emicrania cronica e abuso di analgesici. Paziente con lunga storia di emicrania cronica da almeno 10 anni con in media 20 giorni al mese di emicrania e un consumo di 20 analgesi al mese in media”.

Ad un follow up di 4 mesi, i responders sono stati il 35% dei pazienti e hanno presentato una riduzione “del 58% dei giorni di emicrania passando da una media di 18 a una media di 7.5 giorni/mese e una riduzione del 69% del consumo di analgesici passando da una media di 20 a una media 6 analgesici/mese”.

Tutti i pazienti (responders e non sponders) – ha spiegato Di Fiore – hanno presentato “un globale vantaggio con una riduzione dei giorni di emicrania al mese (30%) e del consumo di analgesici al mese di oltre il 50%- aggiunge Di Fiore- I risultati ottenuti sembrano piuttosto incoraggianti e suggeriscono l’utilità del Cefaly come strumento valido e alternativo alla terapia medica, nella profilassi non solo dell’emicrania episodica, ma anche delle forme croniche di emicrania complicate dall’abuso di analgesici, condizione clinica sicuramente gravosa e difficile da gestire, con un evidente riduzione dei giorni di cefalea al mese e una riduzione ancor più sorprendente del ricorso ad analgesici. È altresì incoraggiante il vantaggio mantenuto nel tempo e per un periodo sufficientemente lungo”.

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