Disturbi dell’alimentazione: in Pronto Soccorso arriva il codice lilla

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

Per i disturbi dell’alimentazione sarà possibile accedere nei Pronto Soccorso italiani con un codice specifico: il codice lilla.  I disturbi alimentari sono uno dei più frequenti fenomeni sanitari, in particolare tra gli adolescenti e i giovani adulti. Sono particolarmente diffusi nel genere femminile, nell’adolescenza e nelle giovani (soprattutto tra i 12 e i 25 anni), anche se possono colpire i maschi e tutte le fasce d’età. Sono caratterizzati da alterazioni dello stato di nutrizione, indipendenti dal peso corporeo: sottopeso (se si mangia poco, troppo poco, si digiuna o si vomita), normopeso (se il digiuno è alternato a pasti molto abbondanti, le cosiddette “abbuffate”, che compensano la restrizione dietetica), sovrappeso (quando si ha una malnutrizione per eccesso, con perdita di controllo nell’ingerire i cibi, che può portare a forme di obesità). Sono associati a gravi sofferenze psicologiche ed emotive, e a difficoltà relazionali e sociali. Nelle fasi iniziali i sintomi possono passare inosservati anche ai familiari (fonte: Ministero della Salute).

Il fenomeno ha portato all’elaborazione di documenti da parte del Ministero della Salute: le “Raccomandazioni per interventi in Pronto Soccorso con un Codice Lilla” e le “Raccomandazioni per i familiari”, con il fine di “aiutare  – si legge nella nota – gli operatori sanitari ad accogliere i pazienti in pronto soccorso e avviare da subito il giusto cammino terapeutico. Ma anche raccomandazioni specifiche ai familiari per renderli consapevoli delle forme di disagio, soprattutto iniziale e a volte nascosto, dei loro parenti, che può sfociare in gravi problemi sanitari”.

A chiedere un intervento mirato sono state le associazioni dei familiari, che insieme agli operatori sanitari hanno sottolineato l’esigenza di “strumenti pratici in una tematica in cui ancora oggi, purtroppo, esiste una estrema disomogeneità di cura e trattamento sull’intero territorio nazionale” si legge in una nota del Ministero.

Ma il problema è che spesso proprio alle associazioni è lasciato il compito (e la responsabilità) del recupero di pazienti che soffrono di disturbi dell’alimentazione. “Noi, come ABA – ha spiegato Fabiola De Clercq, scrittrice belga da anni in Italia e presidente di Aba, Associazione Bulimia Anoressia, impegnata da anni in prima linea nell’aiuto di giovani con gravi problemi alimentari – abbiamo una convenzione con l’ospedale Fatebenefratelli di Milano, che si trova vicino alla nostra sede. Le facciamo ricoverare quando non c’è alternativa, quando sono in pericolo di vita, ma le seguiamo con il nostro personale, fatto di giovani psicologhe che le seguono mattina e pomeriggio, che danno loro sostegno e fiducia, e che cercano di far capire alle ragazze malate che possono farcela da sole, che non hanno bisogno del sondino o delle flebo, perché ciò di cui più necessitano è proprio la fiducia in se stesse. La situazione, comunque, è drammatica: da noi arrivano 200 giovani alla settimana con disturbi come anoressia e bulimia” aggiunge l’esperta, che a sua volta è stata malata per 23 anni e, dopo la guarigione, si dedica ad aiutare gli altri”.

Si tratta quindi di un percorso specifico, una corsia preferenziale, per aiutare da una parte gli operatori sanitari ad accogliere i pazienti che soffrono di anoressia, bulimia e disturbi alimentari, in pronto soccorso e avviare da subito il giusto cammino terapeutico, perché una diagnosi tardiva aggrava le conseguenze dei disturbi, rende più difficile il trattamento e può determinare tempi molto più lunghi di malattia.

Dall’altra ci sono le “Raccomandazioni per i familiari”, che hanno lo scopo di rendere i parenti dei pazienti affetti da DA, più consapevoli delle forme di disagio, soprattutto nella fase iniziale, che possono sfociare in gravi problemi sanitari. Intendono quindi aiutare i parenti fornendo loro delle prime risposte su come riconoscere i sintomi dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e aiutandoli a comprenderne la natura, dando anche un supporto pratico, soprattutto per la gestione dei pasti.

Le azioni fondamentali per contrastare tali disturbi sono innanzitutto quello di riconoscere e diagnosticare in tempo la patologia perchè se non riconosciuta e curata adeguatamente, si cronicizza, causando gravi sofferenze ai pazienti e alle loro famiglie.

Mutua Mba, società di mutuo soccorso leader in Italia nel panorama della Sanità Integrativa, ha affrontato l’argomento con il dottor Dante Zini, Direttore della Struttura Dipartimentale di Medicina Interna, Obesità e DCA dell’Ospedale Civile di Baggiovara il quale ha detto che: “E’ difficile, per chi non conosce queste malattie, comprenderle e comprendere la grande sofferenza reale di cui soffrono questi pazienti. I disturbi alimentari sono caratterizzati da aspetti psicologici specifici, da comportamenti disfunzionali e da complicanze fisiche e psicologiche gravi, fino alla morte, che auto-mantengono la malattia. Spesso questi aspetti specifici si accompagnano ad aspetti generali di fragilità psicologica: perfezionismo, intolleranza alle emozioni, bassa autostima, difficoltà nelle relazioni. Tipicamente queste malattie hanno una componente psicologica, ma anche una componente fisica, che è parte integrante della malattia stessa. Le ragazze con anoressia nervosa (AN) non stanno ‘facendo i capricci’, ma soffrono realmente per un aspetto psicologico specifico, uno stato mentale continuo e ossessivo di preoccupazione ed autovalutazione basata sulla propria immagine corporea (si vedono grasse, vogliono dimagrire anche se sono sottopeso, si sentono in valore solo se riescono a controllare peso e alimentazione), sul desiderio di magrezza e di controllo assoluto della alimentazione. Questo impedisce loro di essere libere e di vivere gli interessi normali e belli della loro vita. Non solo, le porta a gravi comportamenti finalizzati al calo del peso: restrizione alimentare, attività fisica eccessiva e compulsiva, con conseguente magrezza anche ‘estrema’. In alcuni casi (le cosiddette varianti ‘binge’ e ‘purging’), alla restrizione possono accompagnarsi perdite di controllo alimentari e vomito.  Questi comportamenti causano gravi complicanze mediche e psicologiche ascrivibili alla malnutrizione o al vomito, anche molto rischiose: una terapia adeguata deve necessariamente comprendere sia la terapia medica, che quella nutrizionale e la psicoterapia. La malnutrizione, inoltre, in un circolo vizioso, mantiene vivi gli aspetti psicologici specifici della malattia: noi diciamo che è un ‘fattore di mantenimento specifico’. Un fattore che rende difficile la cura è che le ragazze normalmente non vogliono curarsi (il disturbo è ‘egosintonico’), perché ritengono che i loro comportamenti diano loro sensazione di valore e sicurezza. Oggi si stanno diffondendo inoltre alcune varianti dei disturbi del comportamento alimentare, come la ‘vigoressia’, legata a nuovi stili di vita, concentrazione dell’attenzione sulla cura del corpo, volontà di un corpo muscoloso (il mondo delle palestre, soprattutto nel sesso maschile), e l’’ortoressia’, favorita da ideali estremi di salutismo.

La bulimia nervosa (BN) può seguire nel tempo la AN, a volte insorge come tale. E’ pure caratterizzata da preoccupazione per le forme del corpo, ma soprattutto dalle perdite di controllo alimentari, che definiamo ‘abbuffate’, mangiate eccessive e compulsive, spesso in solitudine, a cui seguono comportamenti di compenso: eliminativi, come vomito e uso di diuretici o lassativi, o non eliminativi, l’attività fisica eccessiva e compulsiva. In considerazione delle abbuffate, il peso in genere è meno gravemente compromesso. Le abbuffate lasciano la paziente in uno stato di grande sofferenza, vergogna e prostrazione. A volte la ragazza ha difficoltà nella autoregolazione emotiva e anche di altri comportamenti. E’ da sottolineare che la BN causa sofferenza non meno grave che la AN.

Riassumendo. AN: nucleo psicologico con desiderio di magrezza, calo del peso e controllo del peso e dell’alimentazione, nonostante il corpo già magro; comportamenti di restrizione alimentare e attività fisica estrema; complicanze della malnutrizione, che automantengono la malattia.

BN: Alla preoccupazione del corpo e ai comportamenti di restrizione, si accompagnano perdite di controllo (abbuffate) e comportamenti di compenso (vomito, abuso di diuretici e lassativi, attività fisica estrema). Il ‘disturbo da beinge eating’ (BED): Non c’è la preoccupazione estrema sul corpo, ma la malattia è caratterizzata dai comportamenti di abbuffata, senza comportamenti di compenso, e conseguente tendenza all’obesità”.

 

Quali sono i segnali che possono portare un genitore a capire che il proprio figlio/a sta sviluppando un disturbo alimentare?

“Non è facile coglierli. Sono segnali di un disagio, legato anche alle inevitabili difficoltà dei processi di crescita e autonomizzazione dell’adolescenza, a difficoltà di relazione con i propri compagni e in famiglia. Ma anche segnali di un rapporto difficile con il corpo e l’alimentazione. La ragazza tende ad isolarsi e trascurare interessi che prima erano importanti per lei. Dopo aver iniziato una dieta, continua anche se è dimagrita molto. Si vede grassa e vuole dimagrire anche se è già magra. Restringe l’apporto alimentare, saltando pasti o limitandoli molto; presta un’attenzione ossessiva alle quantità dei cibi e alle qualità e ai contenuti calorici e nutrizionali (“carboidrati”, “grassi”, “proteine” … ), è molto focalizzata su interessi che riguardano immagine corporea e alimenti (diete, riviste, modelle …). A questa domanda rispondo sempre che la via maestra per cogliere questi segnali è cercare di dedicare tempo ai nostri ragazzi, prestare attenzione alle loro parole e silenzi, in definitiva “prendersi cura” il più possibile di loro: è il modo migliore per cogliere nel tempo quei segnali di novità che ci possono allertare sui loro problemi alimentari”.

Davanti un disturbo alimentare, occorre agire tempestivamente con un intervento multidisciplinare, specie in età evolutiva, per prevenire danni su sviluppo e crescita. Questa è una delle Raccomandazioni del Ministero della Salute.

A febbraio scorso, con il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dell’anoressia e bulimia, l’associazione ‘DonnaDonna Onlus’ insieme all’ospedale Israelitico di Roma, ha presentato l’iniziativa “Stop anoressia e bulimia. Uniti per la salute del corpo e dell’anima” con la realizzazione di un calendario a sostengo di questo tema. Mutua Mba ne ha parlato in un altro articolo.

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