Carne rossa, allarme OMS: tutto fumo e (poco) arrosto?

Mariachiara Manopulo

Mariachiara Manopulo

Bolognese di nascita e quasi romana d’adozione, mi sono laureata in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica, e specializzata prima con un Master in diritto parlamentare e valutazione delle politiche pubbliche e poi con un Master in Digital PR e Media Relations. Ho avuto diverse esperienze nel settore della comunicazione; dopo più di tre anni passati nell'ufficio stampa di un gruppo parlamentare alla Camera dei deputati, ora lavoro nell'ufficio Comunicazione e Marketing di Health Italia.
Mariachiara Manopulo

 

Un panino col prosciutto o una fiorentina cotta sulla griglia potrebbero essere pericolosi per la nostra salute quanto il fumo. Questo è quanto ci hanno detto pochi giorni fa i massimi esperti nel campo della salute. Il 26 ottobre scorso infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme sulle carni rosse e le carni lavorate che, secondo una monografia dell’International Agency of Research on Cancer (Iarc), anticipata dalla rivista scientifica The Lancet Oncology, potrebbero generare ed alimentare il rischio di contrarre tumori. In particolare, le carni lavorate, come i wurstel, il prosciutto, le salsicce, o la carne in scatola, “sono cancerogene”, e vanno inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene. Meno a rischio quelle rosse non lavorate, inserite fra le ‘probabilmente cancerogene’. Secondo quanto si legge nel documento, la decisione è stata presa dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema. “Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore del colon-retto. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa”.

Secondo uno studio Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) il 9% degli italiani nel 2010 mangiava carne rossa o insaccati tutti i giorni, il 56% 3-4 volte a settimana. Per il ministero della Salute il cancro del colon-retto, quello di cui si è trovata la maggiore associazione con il consumo di carne lavorata, è in assoluto il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana, con quasi 55.000 diagnosi stimate per il 2013.

Giornali e social network si sono subito scatenati: c’è stato chi accostava il panino col prosciutto al fumo di sigaretta, o all’amianto, altri invece minimizzavano, tanto di qualcosa si deve pur morire.

CARNE ROSSA, ALLARME OMS: TUTTO FUMO E (POCO) ARROSTO?E se l’oncologo Veronesi, ferreo vegetariano, consiglia di eliminare del tutto la carne dalle nostre tavole, per Carmine Pinto, presidente dell’AIOM,  quello dell’Oms “è un invito a tornare alla dieta mediterranea”. “La Iarc– spiega -conferma dati che conoscevamo da tempo, ovvero che la presenza di conservanti o di prodotti di combustione in questi alimenti è legata ad alcuni tipi di tumore. Per quanto riguarda le carni rosse è una questione di modalità e di quantità, non esiste una ‘soglia di esposizione’ oltre la quale ci si ammala sicuramente. Il messaggio che dobbiamo dare è che la carne rossa va consumata nella dovuta modalità, una o due volte a settimana al massimo. Il messaggio principale è invece un invito a tornare alla dieta mediterranea, che ha dimostrato al contrario di poter diminuire il rischio di tumore”.

L’idea è condivisa anche dal nostro ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “il segreto è la dieta Mediterranea, che prevede un corretto apporto nutrizionale a base di carboidrati con tanta frutta e verdura, pesce, legumi, carne bianca e anche carne rossa con moderazione. Il segreto è mangiare poco di tutto con un apporto equilibrato dei fattori nutrizionali”, ha detto intervistata da Sky TG24 subito dopo la divulgazione dello studio dell’Oms. “Non bisogna mai essere spaventati dalle ricerche – ha aggiunto –  bisogna poi leggerle, perché sono estremamente complesse nelle loro articolazioni”.

Il ministro ha sottolineato di avere chiesto di prendere visione del testo completo del rapporto. “Ci dicono che lo studio non sarà pronto prima della metà del 2016. Intanto però – ha affermato – allarmismo è stato fatto, ed in modo ingiustificato. Ovviamente dobbiamo dare autorevolezza alle istituzioni scientifiche mondiali. Il punto è che è stato presentato un sunto su una rivista scientifica a cui è stata data una rilevanza mondiale, senza però avere noi il testo completo della ricerca. Quindi, non creiamo allarmismi che non ci sono e affidiamoci alla dieta Mediterranea”. Anche per il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, “non vanno assolutamente creati allarmismi esagerati, anche perché queste ricerche sono note da tempo e il tema vero che pongono è quello della corretta dieta, dell’equilibrio tra quantità, qualità,composizione nutrizionale degli alimenti”.

Come spesso accade quando si parla di salute, si è creata una grande confusione, dice bene il ministro quando parla di un allarmismo ingiustificato. L’Oms in fin dei conti non ci ha raccontato niente di nuovo: diversi studi hanno già dimostrato che il consumo eccessivo di carne lavorata e di carne rossa può avere degli effetti nocivi per la salute. “Gli esperti – si legge nel documento dell’Iarc – hanno concluso che ogni porzione da 50 grammi di carne lavorata assunta ogni giorno accresce il rischio di cancro al colon retto del 18%”. 18% di rischio in più rispetto a chi ne mangia di meno”. Mangiare tutti i giorni carne rossa lavorata, sia a pranzo che a cena, non può certo essere definito un consumo moderato.

Insomma, l’allarme non deve essere certo sottovalutato. Ma non sottovalutare non significa trasformarci in un paese di vegetariani o vegani.

I mass media nostrani hanno subito enfatizzato la notizia, peraltro, arrivata pochi giorni prima del via libera da parte dell’Europa alla commercializzazione a fini alimentari di insetti ed alghe (speriamo che non sia questo il nostro futuro a tavola). Non vanno sottovalutati i danni che un allarme di questo tipo potrebbe provocare al ‘made in Italy’ alimentare: per Federcarni-Confcommercio, la Federazione nazionale macellai, “quello che preoccupa di più ora è l’effetto allarmismo che può derivare dalle affermazioni dell’International Agency for Research on Cancer dell’Oms, con una ricaduta negativa concreta sull’attività di migliaia di imprese della produzione e della distribuzione di qualità”. E’ già successo, nel 2001, con il morbo della “mucca pazza”, che ha portato a perdite stimate intorno a 2 miliardi.

Bisogna inoltre considerare, che il rapporto è stato eseguito su scala globale: le abitudini alimentari possono essere molto diverse, basta pensare agli Stati Uniti, dove viene consumato il 60% di carne in più rispetto al nostro paese. Coldiretti ha fatto notare che “le carni ‘made in Italy’ sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione doc che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali”. Inoltre, “non si tiene conto che gli animali allevati in Italia non sono uguali a quelli allevati in altri Paesi e che i cibi sotto accusa come hot dog, bacon e affumicati non fanno parte della tradizione italiana”.

È necessario quindi prendere le distanze dalla cattiva informazione, da quelle prime pagine di alcuni quotidiani che demonizzano il consumo di carne rossa. La stessa Oms, il 29 ottobre, ha precisato con una dichiarazione di Kurt Straif, a capo del Programma monografie della Iarc, che “l’annuncio non era allarmista. Afferma esplicitamenteche, sebbene rischi siano stati identificati, la grandezza ditali rischi è piccola se paragonata ad altri ben noticancerogeni come il fumo di sigaretta”. Dunque la “nuova valutazione rafforza le raccomandazioni esistenti da parte delle autorità sanitarie di limitare il consumo di carni rosse e di carni lavorate”.Lo studio, ha continuato Straif, “ha anche rilevato che la carne ha noti benefici nutrizionali, ma che i singoli possono scegliere di ridurre la propria assunzione di carne”.

Non sarà quindi una gustosa e succulenta fiorentina, né una fetta di culatello a farci ammalare: le parole d’ordine devono essere moderazione e buon senso. Una alimentazione sana e varia ci permette di vivere meglio, in salute e più felici.

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