Cancro: fatigue, lo sfinimento fisico e psichico post cure di cui si parla molto poco

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

La fatigue è un disturbo molto diffuso che provoca un senso di sfinimento fisico e psichico che si ha, in alcuni casi, durante e al termine dei trattamenti di chemioterapia.

Una malattia nella malattia di cui soffre fino al 90% dei pazienti oncologici. Si chiama fatigue, un disturbo molto diffuso che provoca un senso di sfinimento fisico e psichico che si ha, in alcuni casi, durante e al termine dei trattamenti di chemioterapia. La durata dipende dal soggetto che ne è stato colpito e secondo gli esperti chi soffre di ansia e di depressione prima delle cure è più a rischio di rimanerne vittima.

Questo è quello che è emerso da uno studio italiano pubblicato su The Breast  e condotto da oncologi e psiconcologi dell’ Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma (IRE).

L’indagine di tipo prospettico è iniziata 12 anni fa ed ha coinvolto  78 pazienti con diagnosi di cancro alla mammella sottoposte a chemioterapia seguita o meno da trattamento ormonale. Oltre ad aver fornito alle pazienti dei questionari, le donne hanno avuto dei colloqui con psicologi attraverso i quali hanno descritto la qualità della loro vita e i sintomi psicologici avvertiti sia nel periodo dei trattamenti sia nei successivi 10 anni di follow up.

E’ risultato che raramente la fatigue si presenta dopo l’intervento chirurgico (9% dei casi), ma colpisce quasi la metà delle pazienti (49%) nel corso della chemioterapia. Non solo, è emerso anche che nel 47% persiste fino alla fine delle cure: a un anno dalla terapia avvertiva ancora sintomi di fatigue il 31% delle donne; nel 15-20% di loro questi sintomi non sono mai completamente scomparsi.

E’ inoltre risultato un altro dato interessante che riguarda le donne che soffrono di depressione o ansia che prima dei trattamenti sono state quelle più a rischio di sviluppare fatigue nel periodo successivo alle cure. Alla fine della chemioterapia, la persistenza del disturbo è stata associata all’ansia nel 20% delle pazienti e alla depressione nel 15%.

“La fatigue è un fenomeno multidimensionale, una vera e propria sindrome che solo in parte è dovuta ai trattamenti anticancro e con una forte componente psicogena – ha spiegato Alessandra Fabi, oncologa IRE e tra gli autori della ricerca – Le cure che hanno seguito le pazienti del nostro studio non sono stati fortemente tossiche, eppure dopo 10 anni ancora alcune di loro ci dicono che si sentono stanche, tanto stanche. Abbiamo anche visto che ansia e depressione sono fattori prognostici, cioè sono predittori di fatigue. Tutti queste informazioni suggeriscono e rafforzano l’idea che bisogna individuare queste pazienti, identificarle precocemente, per evitare fenomeni che hanno pesanti ripercussioni sulla vita sociale, affettiva, emotiva. L’oncologo – conclude – dovrebbe lavorare in parallelo con lo psicologo a partire dal momento della diagnosi, da subito, come d’altronde fanno oltre oceano”.

Francesco Cognetti direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’IRE e autore senior della ricerca ha spiegato che la ricerca “indica quanto sia importante che al miglior trattamento oncologico si accompagni la cura della persona in tutti i suoi molteplici aspetti e per tutte le conseguenze che una malattia neoplastica comporta. In particolare dimostra che la fatigue, condizione estremamente invalidante, può essere anche prevenuta o trattata con interventi mirati e precoci di natura psicoterapica. Abbiamo fatto grandi passi avanti in oncologia e andiamo sempre di più verso la personalizzazione delle terapie, ma dobbiamo personalizzare anche gli aspetti che curano la persona”.

La fatigue è un disturbo molto diffuso ma del quale si parla poco. ”È vero – ha dichiarato Cognetti – i pazienti, nel nostro caso donne, hanno una sorta di ritrosia a parlare con i medici di quello che non è strettamente correlato alla malattia. Invece andrebbero stimolate a farlo, perché abbiamo strumenti per sostenerle, primo tra tutte, efficace e prezioso, il counseling psicologico. C’è un problema culturale nei malati di cancro e anche nei medici che va rimosso. E questo si può fare anche grazie a studi come il nostro”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *