Arriva il tatuaggio al grafene che monitora lo stato di salute dell’uomo

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

Un team di ricercatori dell’Università del Texas di Austin ha sviluppato un peculiare tatuaggio a base di grafene in grado di monitorare lo stato di salute dell’uomo, tenendo sotto controllo i vari parametri vitali come il battito cardiaco e il livello di idratazione cutanea.

Spesso si pensa di aver visto davvero tutto e che niente più potrà stupirci. In realtà si tratta di una mezza verità puntualmente disattesa quando si entra in contatto con le nuove e sorprendenti scoperte della scienza. Un team di ricercatori dell’Università del Texas di Austin ha sviluppato un peculiare tatuaggio a base di grafene in grado di monitorare lo stato di salute dell’uomo, tenendo sotto controllo i vari parametri vitali come il battito cardiaco e il livello di idratazione cutanea.

Da quando questo progetto innovativo, sviluppato dai due fisici Andrej Gejm e Konstantin Novoselov dell’Università di Manchester, è stato messo a punto, le sue proprietà hanno favorito non pochi campi della ricerca. Si pensi, infatti, alla membrana desalinizzante creata dagli studiosi britannici o al disinfettante progettato dal CNR, o alle applicazioni del settore aerospaziale. Non è dunque un caso che il grafene continui ad essere al centro di progetti ad altissima tecnologia e che sia indicata comunemente come il protagonista dell’elettronica del futuro.

Il nuovo “tatuaggio medico”, il cui nome ufficiale è Graphene Electronic Tattoo, offre differenti benefici sia in termini di comfort che di prestazioni, dato che la precisione dei dati catturati dai microscopici sensori è superiore a quella dei macchinari diagnostici normalmente in uso. Nella pratica si presenta come un tatuaggio applicabile sulla pelle semplicemente con dell’acqua, e quindi facilmente rimovibile. Servendosi dei sensori in grafene è possibile monitorare diversi parametri aiutando a tenere sotto controllo la salute, poiché esso aderisce alla pelle grazie ad un polimero flessibile e trasparente e applicabile su qualsiasi parte del corpo.

Lo scopo principale è quello di creare una sorta di dispositivo indossabile che, tuttavia, risulti meno ingombrante dei macchinari utilizzati per lo stesso scopo. Dalle sperimentazioni effettuate, i ricercatori sono stati in grado di ottenere risultati al pari di strumenti come elettrocardiogramma, elettromiogramma ed elettroencefalogramma, ma anche per misurare la temperatura e livello di idratazione della pelle, la salute dei muscoli, del cervello e molto altro.

Il tatuaggio è così versatile che può essere applicato su qualunque parte del corpo, anche sul viso, mentre i suoi sensori funzionano per pochi giorni. Il GET, la cui creazione è stata coordinata dai professori Deji Akinwande e Nanshu Lu, in fase sperimentale ha offerto ottimi risultati e ha permesso di sostituire con efficacia gli strumenti per misurare l’elettroencefalogramma (EEG), l’elettrocardiogramma (ECG), l’elettromiogramma (EMG), la temperatura e l’idratazione della pelle. I suoi creatori stanno gettando le basi per una futura commercializzazione, ma dovranno essere superate tutte le procedure burocratiche di rito. I dettagli sul GET sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata ACS Nano.

Il grafene, soprannominato “materiale delle meraviglie”, sarà senza dubbio uno dei protagonisti dell’elettronica del futuro. Questo materiale è infatti più resistente dell’acciaio, flessibile come la plastica, e allo stesso tempo conduce l’elettricità meglio del rame. Un materiale davvero straordinario, che valse agli scopritori, Andre Geim e Konstantin Novoselov, il Premio Nobel per la Fisica nel 2010, dopo soli sei anni dalla scoperta. Le proprietà del grafene derivano dalla sua particolare struttura, basata su un solo strato di atomi di carbonio disposti in un reticolo a nido d’ape: per questo gli scienziati lo definiscono un materiale bidimensionale.

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