Amianto, seimila morti ogni anno. L’Emilia-Romagna soccorre i lavoratori

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

“Di amianto si continua, e purtroppo, si continuerà a morire per i prossimi 130 anni, considerando che, anche con le più rosee aspettative, le bonifiche non finiranno prima di 85 anni. Ecco perché occorre bonificare al più presto i 40 milioni di tonnellate contenenti amianto che sono disseminate nell’intero nostro territorio nazionale”. Erano state queste le dure dichiarazioni dell’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, e oggi a distanza di qualche mese la prima Regione italiana a rispondere a quel monito è l’Emilia-Romagna che ha approvato un nuovo piano per tutti quei lavoratori che sono esposti all’amianto. Si tratta di un ulteriore rafforzamento dell’attività di vigilanza e di controllo che garantisce agli operai un supporto medico-legale e psicologico su impegno dei sindacati e dell’Anci regionale. Inoltre, il piano interessa anche la definizione di procedure uniformi regionali di riferimento per la rimozione e lo smaltimento di piccole quantità di materiale contente amianto in matrice compatta da parte dei privati cittadini. Sono queste solo alcune delle novità del nuovo Piano Amianto della Regione Emilia-Romagna, per il quale è stata annunciata la disponibilità di risorse regionali per oltre 3 milioni di euro nel 2018.

Inoltre, è proprio di questi giorni l’annuncio che le Officine Grandi Riparazioni di Bologna saranno individuate, con la legge Finanziaria 2018, come 41esimo Sito di interesse nazionale, a cui il ministero destinerà per il prossimo anno 1 milione di euro. A partire dal 1996,  l’Emilia-Romagna ha adottato un “Piano regionale di Protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto” e, negli anni successivi, ha proseguito l’attività di vigilanza, controllo e mappatura.

Negli ultimi 15 anni la Regione ha destinato quasi 29 milioni di euro di contributi a pubblici e privati per la bonifica. A cui si aggiungono 3,2 milioni per la rimozione e lo smaltimento di 6.500 tonnellate di macerie contenenti amianto in seguito al terremoto del 2012. 26 milioni sono stati stanziati per gli interventi nelle imprese; gli altri 2,8 milioni sono serviti per effettuare rimozioni d’amianto in 20 scuole già mappate dalla Sanità col Piano del 1996, oltre ad altre 52 scuole extra mappatura.

I nuovi dati epidemiologici diffusi dall’ONA nel dossier “Italia: la Repubblica dell’Amianto” dimostrano infatti che questo grande mostro che interessa una buona fetta del mondo del lavoro italiano ogni anno miete non poche vittime. Sono infatti circa seimila i morti per mesotelioma, cancro ai polmoni, alla faringe, alla laringe, allo stomaco, al fegato, all’esofago, al colon, al retto e alle ovaie, per non parlare dell’asbestosi con le sue complicazioni cardiocircolatorie, e questo per fermarci alle sole malattie per le quali c’è totale unanimità scientifica.

Il principale fattore di rischio nel mesotelioma è l’esposizione all’amianto: gran parte di questi tumori interessa persone che sono entrate in contatto con questo minerale sul posto di lavoro. Nel corso degli anni ’80 l’amianto è stato utilizzato per le coperture e l’isolamento di tetti, di navi e treni. Anche nell’edilizia (tegole, pavimenti, vernici eccetera), nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (vernici e componenti meccaniche) e in molti altri settori. Al momento non si conosce una soglia oltre la quale si può essere certi della pericolosità dell’amianto: anche una sola fibra può causare il cancro, ma i rischi accrescono con l’aumentare dell’esposizione sia in termini di tempo sia di quantità e sono quindi presenti in tutti coloro sono stati impiegati in fabbriche per la produzione o la lavorazione di oggetti contenenti amianto. Anche i familiari di questi lavoratori sono a rischio, dal momento che le fibre di amianto si possono attaccare ai vestiti e arrivare dal posto di lavoro fino a casa.

 

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