Allergia agli acari: ne soffre un italiano su tre

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

Un italiano su tre soffre di allergia agli acari. Ne abbiamo parlato con il professor Enrico Heffler, segretario della SIAAIC, Società Italiana Allergologia Asma Immunologia Clinica.

Allergia è una parola che, con l’arrivo della primavera, fa paura a molte persone.

Nel nostro Paese un italiano su tre è affetto da patologie allergiche- in Europa sono 70 milioni – e il 50% dichiara di aver avuto almeno una volta un episodio di sospetta natura allergica.

Secondo la European Academy of Allergy and Clinical Immunology, quello delle allergie è un problema da non sottovalutare e le stime mostrano che entro dieci anni il 50% degli europei avrà un qualche tipo di allergia.

Per saperne di più abbiamo intervistato il professor Enrico Heffler, segretario della SIAAIC, Società Italiana Allergologia Asma Immunologia Clinica.

Che cosa si intende per allergia e quali sono le cause?

“L’allergia è una reazione errata ed esuberante del nostro sistema immunitario che, invece di tollerare la presenza di sostanze innocue (es: acari della polvere, pollini, alimenti…), innesca un’infiammazione contro questi agenti (antigeni) che per la stragrande maggioranza delle persone sono normalmente tollerati. Le principali malattie allergiche coinvolgono il tratto respiratorio (rinite ed asma bronchiale), la cute (orticaria acuta, dermatite da contatto, dermatite atopica…) oppure possono coinvolgere più organi/apparati contemporaneamente ed in modo solitamente grave (la cosiddetta “anafilassi”).

Le malattie allergiche sono appunto dovute ad una errata interpretazione, da parte delle cellule del nostro sistema immunitario, di antigeni innocui (quando sono in grado di indurre allergia, questi antigeni vengono chiamati “allergeni); ciò si sviluppa attraverso una complessa interazione tra fattori genetici predisponenti (infatti i figli di genitori allergici hanno maggiore probabilità di essere allergici a loro volta) e fattori ambientali (in particolare l’esposizione a molti allergeni e a pochi agenti infettivi, come capita nelle società più industrializzate e tecnologicamente evolute)”.

 

Quali sono i principali campanelli d’allarme?

“I principali campanelli d’allarme delle allergie, come per qualunque malattia, sono i sintomi tipici. Nel caso specifico, i sintomi che possono far sospettare di essere affetto da una malattia allergica sono la presenza di rinite (naso che cola, starnuti, naso chiuso…) per periodi prolungati e differenti da quelli classici dei raffreddori infettivi, oppure di sintomi asmatiformi (mancanza di respiro, sensazione di oppressione al petto, suoni tipo fischi durante la respirazione, tosse cronica…), oppure la comparsa di lesioni cutanee tipiche (es: orticaria, dermatite, eczema…), oppure reazioni gravi e acute di tipo anafilattico (che solitamente si manifestano con orticaria diffusa, gonfiori alle mucose esterne, mancanza di respiro, calo della pressione arteriosa, fino allo svenimento). Non sono invece tipici delle allergie (né delle cosiddette “intolleranze”) i sintomi gastroenterici isolati quali ad esempio la diarrea, la stipsi, il gonfiore addominale post-prandiale, oppure la difficoltà di perdere o prendere peso”.

 

Qual è l’iter da seguire e quali sono i trattamenti?

“Nel caso in cui vi sia la presenza di uno o più sintomi sopra descritti, il percorso diagnostico-terapeutico corretto dovrebbe iniziare sempre con una visita allergologica, durante la quale l’allergologo valuterà la storia clinica del paziente, gli eventuali segni o sintomi di malattie allergiche e, nel caso in cui il sospetto di patologia allergia fosse fondato, procederà a prescrivere test allergometrici per confermare o escludere il sospetto di allergia (per molti allergeni esiste la possibilità di testare in vivo, attraverso ad esempio i prick test e i patch test, in base al tipo di sintomi presentati; inoltre, per molti allergeni non testabili in vivo oppure come test di secondo livello, è possibile effettuare esami specifici sul sangue; sarà comunque sempre l’allergologo a decidere, in base al quadro clinico, quali esami sono più corretti e appropriati). Esistono poi altri esami di supporto alla diagnosi (es: spirometria, citologia nasale o bronchiale, misura dell’ossido nitrico nell’aria espirata…) che saranno sempre scelti dall’allergologo per fornire una diagnosi più precisa possibile. Una volta identificata la malattia allergica, l’allergologo fornirà le istruzioni su come cercare di evitare o ridurre il contatto (se possibile) con l’allergene e l’eventuale terapia medica da seguire”.

 

L’allergia agli acari della polvere è una delle più comuni nei paesi occidentali sia per l’ampia diffusione sia per l’elevata allergenicità di questi piccoli artropodi.

Tra le malattie più diffuse, l’asma e la rinite di cui soffrono, rispettivamente, 3 e 12 milioni di italiani, sono provocate da pollini, acari della polvere o peli di animali.

 

Professor Heffler, l’allergia agli acari della polvere è davvero un dramma per chi ne soffre? Perché sono tante le persone affette da questa malattia?

“L’allergia agli acari della polvere è sicuramente una delle più frequenti e più fastidiose, proprio perché la presenza degli acari negli ambienti chiusi è perenne, ovvero 12 mesi all’anno, con qualche leggera variazione in alcune stagioni (in particolare all’inizio dell’autunno, quando la concentrazione di acari della polvere nelle nostre case tende ad aumentare). Gli acari della polvere vivono bene in ambienti caldi e umidi, esattamente quali sono le nostre abitazioni e molti ambienti di lavoro; in particolare, tendono a concentrarsi sulle superfici e all’interno di materassi, cuscini e divani, anche se la loro presenza è riscontrabile più o meno ovunque negli ambienti domestici. Gli allergeni degli acari, inoltre, hanno caratteristiche enzimatiche in grado di danneggiare le cellule epiteliali delle vie respiratorie, rendendo più probabile l’esposizione degli allergeni stessi alle cellule del sistema immunitario che, se già predisposte geneticamente, tenderanno a reagire in modo alterato (allergico) e innescheranno un’infiammazione inadeguata, causa dei sintomi tipici delle malattie allergiche.

Le caratteristiche appena descritte degli allergeni dell’acaro della polvere assieme alla loro pressochè completa ubiquità rende ragione del grande numero di pazienti allergici agli acari della polvere.

Solitamente, la sintomatologia allergica indotta dagli acari della polvere è di tipo respiratorio, ovvero rinite e/o asma bronchiale, che si manifesterà solitamente durante tutti e 12 i mesi dell’anno; pertanto i pazienti allergici agli acari della polvere necessitano di attenzioni e cure specifiche che vanno oltre a quelle stagionali indotte dai pollini”.

 

Numerosi studi hanno documentato che gli acari rappresentano il principale fattore di rischio per lo sviluppo di asma e sono considerati come una possibile fonte di allergie multiple, è così?

“Sì. In effetti, proprio l’esposizione continuativa e perenne e le caratteristiche citolesive degli allergeni degli acari della polvere, li rendono uno dei principali fattori di rischio di sviluppo di asma bronchiale, e di evoluzione verso le forme più gravi e difficili da gestire di asma. Infatti, un sottogruppo di pazienti (un cosiddetto “fenotipo”) asmatici gravi vede nell’allergia ad allergeni perenni (i cui principali esponenti sono appunto gli acari della polvere) la sua caratteristica peculiare, e per questo fenotipo di asmatici gravi è da una decina di anni in commercio un farmaco “biologico” (si chiama Omalizumab) in grado di migliorare significativamente la qualità della vita, riducendo in modo drammatico i sintomi e i periodi di peggioramento clinico”.

 

È possibile che un paziente possa soffrire sia di asma che di rinite?

“Assolutamente sì. È ormai universalmente accettato dalla comunità scientifica che le patologie nasali e bronchiali difficilmente non coesistono, in quanto naso, seni paranasali e vie aeree inferiori sono in realtà parti anatomicamente distinte ma funzionalmente integrate dell’apparato respiratorio. Quando vi è un’infiammazione a livello del naso, è estremamente probabile che essa vi sia anche a livello delle vie aeree inferiori (bronchi e polmoni), e viceversa. Infatti, circa il 40% dei pazienti rinitici ha una concomitante asma bronchiale, e circa il 90-95% degli asmatici è anche affetto da rinite o rinosinusite cronica. Questo fenomeno porta il nome di “United Airways Disease” (Malattia delle vie aeree unite)”.

Per chi soffre di allergia agli acari sembra sia arrivata una soluzione. La Food and Drug Administration, l’agenzia Usa che regola i farmaci, ha approvato la prima terapia in pillola da sciogliere sotto la lingua, indicata per chi è affetto da rinite allergica. Questo farmaco, sostengono gli esperti, espone i pazienti agli allergeni degli acari, allenando gradualmente il sistema immunitario a ridurre la frequenza e gravità dei sintomi dell’allergia al naso e agli occhi. È una compressa che si prende una volta al giorno e che si scioglie rapidamente una volta messa sotto la lingua. La prima dose viene presa sotto la supervisione di un medico, che osserva il paziente per almeno 30 minuti per eventuali reazioni avverse. Se viene ben tollerata, il paziente può portarsi il farmaco a casa. Ci possono volere dalle 8 alle 14 settimane per iniziare a notare dei miglioramenti visibili.

 

Professor Heffler, cosa ne pensa? L’approvazione di questo farmaco è un’alternativa alle terapie esistenti?

“La terapia di cui si parla è in realtà una opzione già esistente da tempo, ovvero la ImmunoTerapia Specifica (ITS) sublinguale (spesso volgarmente chiamata “vaccinoterapia per l’allergia”) e che è dimostrata essere altamente efficace e sicura nei pazienti affetti da patologie respiratorie allergiche. La novità è che il prodotto di cui si parla è il primo estratto per ITS per acari della polvere ad essere registrato come farmaco “etico”, ovvero prodotto con gli standard qualitativi di tutti i farmaci prescrivibili da un medico per qualunque altra patologia. Fino a pochi anni fa (e tutt’ora per molti altri allergeni), infatti, non vi era l’obbligo per gli estratti per ITS di seguire un iter registrativo comprendente studi clinici seri e validati su un grande numero di pazienti; il fatto che ora sia presente (per adesso negli Stati Uniti d’America, e si spera a breve in Europa ed in Italia) un prodotto per ITS per acari della polvere, che per essere immesso in commercio ha dovuto documentare scientificamente la sua efficacia su grande numero di pazienti, rappresenta una sicurezza in più per i pazienti allergici e per i medici prescrittori.

La ITS per acari della polvere, come per altri allergeni, è l’unica vera terapia che va a curare la causa della malattia: essa infatti educa il sistema immunitario a riconoscere in modo corretto (ovvero tollerando) gli allergeni che aveva disimparato a ignorare. Requisito fondamentale affinché un approccio immunoterapico possa essere efficace è che venga utilizzata in quei pazienti nei quali è realmente accertato il rapporto di causa-effetto tra l’esposizione all’allergene e lo sviluppo dei sintomi; pertanto, la ITS non può essere prescrivibile da chiunque ma unicamente da chi ha una formazione specialistica adeguata per conoscere, riconoscere e trattare le malattie allergiche: ovvero, l’allergologo”.

 

In vista della stagione primaverile molte persone sono già alle prese con la rinite allergica, quali sono i suoi consigli? Come rendere minimi i fastidiosi disturbi legati a questa patologia?

“Il principale consiglio è quello di farsi visitare da un allergologo (se ancora non lo si fosse fatto) e di seguire i suoi consigli terapeutici; durante la stagione pollinica, infatti, per i pazienti allergici ai pollini che non hanno effettuato la ITS, l’unico rimedio efficace è utilizzare i farmaci sintomatici quali gli antistaminici o i corticosteroidi nasali per la rinite, e la terapia inalatoria corticosteroidea eventualmente associata a broncodilatatori nell’asma bronchiale. Dopo la stagione pollinica può aver senso discutere con l’allergologo se è indicato un approccio immunoterapico che potrebbe risolvere definitivamente la problematica allergica”.

 

 

 

 

 

 

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