Alimentazione: la dieta mediterranea protegge da tumori a testa e collo

Mariachiara Manopulo

Mariachiara Manopulo

Bolognese di nascita e quasi romana d’adozione, mi sono laureata in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica, e specializzata prima con un Master in diritto parlamentare e valutazione delle politiche pubbliche e poi con un Master in Digital PR e Media Relations. Ho avuto diverse esperienze nel settore della comunicazione; dopo più di tre anni passati nell'ufficio stampa di un gruppo parlamentare alla Camera dei deputati, ora lavoro nell'ufficio Comunicazione e Marketing di Health Italia.
Mariachiara Manopulo

Un recente studio realizzato dall’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore e dalla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma ha dimostrato che la dieta mediterranea protegge da tumori a testa e collo.

La dieta mediterranea è la più sana al mondo, questo si sa. Sono diversi gli studi che ne hanno dimostrato i benefici: previene ictus e infarti, aiuta contro la sindrome metabolica, migliora la memoria e prevede malattie neuro degenerative come l’Alzheimer. Un recente studio ha anche dimostrato che seguirla riduce il rischio di tumore della testa e del collo, una neoplasia tra molto frequenti. Chiaramente, la riduzione del rischio cresce quanto più ci atteniamo alla dieta. La ricerca, sviluppata dai ricercatori dell’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, coordinata da Stefania Boccia dell’Istituto di Sanita’ Pubblica della Cattolica assieme a Gabriella Cadoni dell’Area Testa Collo del Policlinico A. Gemelli, è stata recentemente pubblicata sulla rivista scientifica “European Journal of Cancer Prevention”.

 

Dieta mediterranea

 

I tumori della testa e del collo sono localizzati principalmente a livello della laringe, della faringe e della bocca. Nell’ultimo anno, nel nostro Paese sono stati diagnosticati circa 9.200 nuovi casi.

La dieta mediterranea prevede il consumo quotidiano di cereali, frutta, verdura, legumi, latte e yogurt, olio di oliva; il consumo frequente di uova, pesce e carni bianche, e il consumo moderato di dolci e carne rossa. Nella dieta è contemplato anche il consumo del vino, in quantità moderate.

Per questa indagine sono stati utilizzati i dati dei pazienti del Policlinico Universitario Agostino Gemelli: circa 500 casi di tumore della testa e del collo e un gruppo di controllo formato da oltre 400 soggetti senza patologie tumorali. Per la valutazione dell’aderenza alla dieta mediterranea è stato utilizzato un indice cha andava da 0 a 12 punti. Più è alto il punteggio totale raggiunto da un individuo, maggiore è la sua “fedeltà” alla dieta mediterranea. Per calcolare il punteggio sono state considerate sei componenti dietetiche: frutta, verdura, legumi, pesce, carne, alcol, e ad ogni componente è stato assegnato un punteggio di 0, 1 o 2 sulla base delle porzioni assunte giornalmente o settimanalmente. Il punteggio massimo si otteneva con un consumo giornaliero di frutta superiore alle 2 porzioni (oltre 300 grammi), un consumo giornaliero di verdura superiore a 2-3 porzioni (oltre di 250 grammi), un consumo settimanale di legumi superiore a 2 porzioni (più di 140 grammi), un consumo settimanale di pesce superiore a 2-3 porzioni (più di 250 grammi), un consumo giornaliero di carne inferiore a 1 porzione (meno di 80 grammi), un consumo giornaliero di alcol (vino, birra e superalcolici) compreso tra i 12 e i 24 grammi.

Come ha spiegato alle agenzie di stampa la prof.ssa Boccia, “quello che emerge dal nostro studio è che seguire la tradizionale dieta mediterranea riduce il rischio di tumori della testa e del collo. Nello specifico, è stato osservato che gli individui che avevano un punteggio di aderenza alla dieta mediterranea superiore a 6 avevano un rischio di tumori della testa e del collo ridotto del 50% rispetto a chi aveva un punteggio minore di 4. E’ stato inoltre osservato che un’alta aderenza alla dieta mediterranea è stata riscontrata solo nel 10% dei soggetti senza patologie tumorali”. “La sfida più importante – ha concluso – è quindi come motivare i cittadini ad alimentarsi in modo corretto. Politiche sanitarie efficaci possono e devono influenzare le scelte individuali, informando i cittadini e i professionisti sanitari dei rischi causati da comportamenti alimentari errati”.

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