Adulti e adolescenti chiedono consulenze telefoniche sulla salute, al primo posto i disturbi alimentari

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

Oltre 1700 consulenze telefoniche gratuite effettuate nel 2018, circa 140 richieste di aiuto ogni mese.

Questi alcuni dei numeri raccolti dal servizio “Lucy”, la helpline attiva 24 ore su 24, gestita dal personale dell’Unità operativa di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e rivolta a tutti coloro che hanno bisogno di dare risposte certe a dubbi e incertezze.

“Una linea che vuole rispondere alla richiesta di aiuto di bambini, adolescenti o dei loro genitori che si trovano a vivere momenti di difficoltà psicologica”, fa sapere Stefano Vicari, responsabile di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Bambino Gesù.

Le problematiche per cui il servizio è stato contattato più di frequente sono state quelle legate a disturbi del comportamento alimentare

Le altre richieste di consulenza, invece, hanno riguardato diversi comportamenti disfunzionali, che potevano indicare la presenza di un disturbo psicopatologico (eteroaggressività intra ed extrafamiliare, abuso di sostanze, ritiro sociale e scolastico, comportamenti devianti e bizzarri, autolesionismo, comportamenti ripetitivi e ossessivi).

I problemi di conflittualità genitoriale e maltrattamento sono stati al centro del 13% delle consulenze. Lo scorso anno sono stati gli adulti a rivolgersi principalmente a “Lucy”, in particolare genitori di minori in difficoltà, ma anche parenti, insegnanti, amici e operatori sanitari. Una piccola parte delle chiamate ricevute è stata effettuata da adolescenti. “Ansia, depressione, anoressia, agitazione motoria e aggressività sono alcune di queste possibili difficoltà, molto più frequenti di quanto si pensi – spiega Vicari -: a tutti noi è capitato o può capitare di sperimentarle almeno una volta nella vita. In questi casi la cosa migliore da fare è chiedere aiuto subito perché in questo modo, da queste situazioni, se ne può uscire, si può tornare a vivere con serenità.

Una delle consulenze più richieste, come rileva la fotografia tracciata dal Bambino Gesù tramite “Lucy”, riguarda i cosiddetti Dca, ossia i disturbi del comportamento alimentare o dell’alimentazione vere e proprie patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le dimensioni del corpo. I Dca si manifestano nel corso dell’età più delicata della vita, l’adolescenza, e colpiscono prevalentemente il sesso femminile. Diminuzione dell’introito di cibo, il digiuno, le crisi bulimiche, il vomito per controllare il peso, l’uso di anoressizzanti, lassativi o diuretici allo scopo di controllare il peso, un’intensa attività fisica, sono questi alcuni dei comportamenti tipici di un disturbo dell’alimentazione. Alcune persone possono ricorrere ad uno o più di questi comportamenti, ma ciò non vuol dire necessariamente che esse soffrano di un disturbo dell’alimentazione. Ci sono infatti dei criteri diagnostici ben precisi che chiariscono cosa debba intendersi come patologico e cosa invece non lo è.

Inoltre, i disturbi dell’alimentazione più diffusi sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder); alcuni studi, inoltre, descrivono anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che pur presentando un disturbo alimentare clinicamente non trascurabile e da tenere monitorato, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

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