A casa con mamma e papà: i ragazzi italiani al primo posto

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

Secondo un recente studio, la traiettoria di sviluppo dell’adolescenza ha rallentato e i ragazzi di oggi crescono più lentamente rispetto al passato.

In era moderna il fenomeno “Tanguy” non è passato di moda, anzi è sempre più alta la percentuale, circa 80%, dei giovani che vivono in casa con mamma e papà.

L’appellativo di “bamboccioni”, attribuito dal ministro Padoa Schioppa ai giovani italiani, ha sempre scatenato accese discussioni. Chi sono i bamboccioni italiani? La loro maturità è più lenta rispetto ai coetanei del passato?

Secondo una recente indagine della Banca d’Italia i bamboccioni italiani provengono da famiglie benestanti, prevalentemente del Nord del Paese e spesso hanno un lavoro. Nonostante siano pronti a lasciare il nido familiare, non lo fanno perché, oltre ad essere la vita più conveniente, non vogliono rinunciare alle loro abitudini.

I Tanguy italiani, se confrontati con i coetanei degli altri Paesi europei, non sono secondi a nessuno: gli ultimi dati dell’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo sostengono che è pari a circa l’80% la percentuale di giovani italiani che vivono ancora in casa con i genitori, con circa il 13% che ha compiuto gli “anta”.  L’italia, se paragonata ad altri Paesi europei, come ad esempio la Spagna e il Portogallo dove anche qui i giovani tendono a vivere con i genitori per lungo tempo, detiene il primato con una percentuale pari all’83% di ragazzi tra i 20-24 anni che sono in casa con mamma e papà.

Questo fenomeno sembra anche influire sullo sviluppo della maturità dei giovani di oggi rispetto a quelli del passato. Lo dichiara un nuovo studio condotto dai ricercatori della San Diego State University e del Bryn Mawr College, pubblicato sulla rivista ‘Child Development’ dal quale è risultato che gli adolescenti di oggi sono in ritardo di circa tre anni rispetto ai loro coetanei del passato.  “I nostri ragazzi impiegano più tempo per abbracciare sia le responsabilità (come la guida e il lavoro) sia i piaceri degli adulti (come il sesso e l’alcol)”. L’ha detto Heejung Park, coautore dello studio.

“La traiettoria di sviluppo dell’adolescenza ha rallentato e i ragazzi di oggi crescono più lentamente rispetto al passato”, Le parole di Jean Twenge, autore dello studio e professore di psicologia presso la San Diego State University.

In sostanza è emerso che in termini di attività adulte i 18enni di oggi sembrano i 15enni di una volta. La ricerca ha preso in considerazione 7 indagini relative a 8,3 milioni di giovani tra i 13 e i 19 anni nel periodo tra il 1976-2016 ed è emerso che gli adolescenti esercitano attività tipiche dell’età adulta, come lavorare dietro retribuzione, fare viaggi senza i genitori, guidare e fare sesso.

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